Guglielmo Maria

Guglielmo Maria
Le Sette Sorelle

sabato 13 marzo 2010

Il Toscano é il compagno di avventure quando mi faccio i cazzi miei, in fondo a sinistra.

Chiudo la porta verso la quotidianità e se la stagione lo permette ne apro un'altra, quella verso il mondo, verso i tetti, i gatti, i comignoli e le rondini, le vespe e le piante, a parte i cactus che sono morti quasi tutti per la neve, ma il gelsomino no. Se la stagione non lo permette io me ne frego e apro la porta lo stesso, però facendo attenzione alla pleurite. A me piace stare lì, con il Toscano. Lo scarto, lo annuso, lo inumidisco, faccio fuoco e tiro due boccate, lunghe e con tutti i vizi sulla faccia della terra stampati sopra. Lo so, lo so, che fa male, ma che ci volete fare, siamo fatti così.

Di solito metto su un pò di musica, nel pc, che non ho lo stereo. Frugo fra i cd, soprattutto quelli vecchi, per venti minuti e poi metto su sempre quei due o trecento, tanto per cambiare. Non ascolto la musica, mi lascio trasportare, insieme al mio Toscano, fra le mille sensazioni e rimbalziamo sulle pareti, sui libri, sulle sveglie, sui videogiochi e sui cappelli. Qualche volta ci fermiamo, qualche volta continuiamo a rimbalzare come una pallina matta qui e là e questo mi dà tanto il senso della vita. Spesso rimbalziamo sul computer e diamo una bella smusata sulla tastiera. Chi non rimbalza non mi merita.

Una volta io e il Toscano ci siamo fermati su di un pacco polveroso, con dentro mille fotografie. Ne ho sbirciata una ed ho capito che non era il caso, dall'altra parte c'erano i miei diciott'anni, quelli di un secolo fa. Un'altra volta siamo planati sulla collezione di Tex, fermandoci sulla Mesa, ai confini della Riserva. Siamo entrati e due navajo ci hanno offerto un pò di pejote, poi siamo rimasti lì a contar le stelle, ma non ho vinto io. Un'altra volta ancora io ho sbattuto contro il dizionario di italiano mentre il Toscano, che lui l'italiano lo sa già, ha continuato da solo a rimbalzare per settanta minuti, per poi perdersi nel vuoto interstellare. Gli ho dedicato un asteroide, ma credo sia diventato una stella cometa.

Ogni tanto crolliamo bruscamente, quando finisce la musica che non ce ne accorgiamo. Allora é come se si fermasse il vento, come se la terra finisse di respirare, come un cuore che smette di battere, come se le palpebre rifiutassero di chiudersi e aprirsi. Di solito non é una bella sensazione, abbattersi sul pavimento. Troppo duro per rimbalzare ma troppo morbido per morire. Lui comunque é lì, vicino a me, nei secoli fedele come i carabinieri di Pinocchio, ma senza il Campo dei Miracoli.

Quella volta che il Toscano rimbalzando é finito dentro le mie prime scarpette ed io con lui, siamo stati assaliti da un vortice di sensazioni, tutte rosa e azzurre, con tanto talco ed una macchinina. C'era Checco, il mio somaro, quello della Giordani. Ora i bambini vanno in giro con dei piccoli Suv, tanto per abituarsi, ma noi andavamo in giro su di un somaro, tanto per abituarci. Chissà dov'è finito Checco, chissà dove finiscono i somari quando non sono più con te, ci sarà un paradiso anche per loro, che ci hanno fedelmente accompagnato nella nostra piccolezza?

Spesso rimbalziamo sulle riviste di psicologia, di teste e di cervelli, ci infiliamo in mille storie strane, ai confini della realtà. Così ci consoliamo un pò, io e il Toscano. Lui mi guarda con il suo occhio incandescente mentre io lo guardo con i miei e ci facciamo un cenno di intesa, come dire che siam forti, se stiamo insieme. Salutiamo l'allegra compagnia e, sulle ali della musica, planiamo ancora un pò, come il gabbiano Jonathan. Fino alla fine.

Fino alla fine della musica, fino alla fine del Toscano, fino alla nostra fine.

Poi entriamo nel ciclo galattico di riciclaggio e diventiamo una nuova vita.

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